Lo Stemma

LE CHICCHE DI BICE

Pensate che la nipote della sorella della trisavola del marito del nipote di sesto grado del fratello del mio trisnonno ed i suoi nipoti e bisnipoti sono vissuti ai tempi in cui il cucuzzolo di Buggiano fu teatro di una guerra tra Romani e Liguri; questi ultimi, scaltri ed aggressivi, che vivevano nella piana di Pescia, si trasferirono sul cucuzzolo di Buggiano; lì, assunsero grande potenza perché, da una posizione così elevata e protetta, potevano vedere tutti i nemici in arrivo.

I Liguri, per un po’ di tempo, si sentirono invincibili ma solo contro nemici deboli; infatti, quando si scontrarono con i potenti Romani, furono pesantemente sconfitti e dovettero fuggire a gambe levate: “Si salvi chi può!!!”

La battaglia tra Liguri e Romani dimostrò molto coraggio e valore nell’esercito romano e, tra tutti i soldati, se ne distinse uno che si era innamorato del luogo e desiderava tantissimo costruire sul cucuzzolo di Buggiano la sua casa. Durante il combattimento, ha avuto una straordinaria energia che proveniva proprio dal suo animo e, per farsi coraggio di fronte ad un manipolo di soldati nemici, diceva: “Non è la vostra terra, Liguri smidollati, tornatevene a Pescia ora che vi abbiamo maltrattati!”

Ma, alla fine del duello decisivo in cui vide l’ultimo Ligure fuggire, gridò: “E così sia, un pezzo di terra sarà mia!”
Esausto, si sedette vicino ad un tronco per riprendere fiato, ma subito si sentì osservato da tutti gli sguardi dei suoi compagni di armi e del comandante dell’esercito, che lo interrogavano, silenziosi, sul significato delle sue parole pronunciate poco prima. Il soldato arrossì e sperò che qualcuno lo salvasse dalla situazione un po’ imbarazzante, perché si era accorto di aver pensato a voce alta.

Fortunatamente, il comandante dell’esercito, che era invidioso ed avido di terre e beni preziosi, fu avvicinato dal signifero, cioè colui che portava la bandiera dell’esercito, che gli spiegò il grande desiderio del soldato di costruire in quella zona la sua dimora. Il signifero, inoltre, che era un grande amico del comandante, gli suggerì che il soldato si sarebbe meritato un premio perché si era distinto durante la battaglia e il suo carisma e la sua forza erano stati determinanti per la vittoria.

Il comandante si convinse ma volle lanciare al soldato un’ulteriore sfida, per capire quanto fosse disposto a fare per esaudire il suo desiderio. Poiché molti buoi pascolavano sulle fertili pendici del cucuzzolo, il comandante pronunciò, così, una proposta insolita ed un po’ folle:
“Soldato, come riconoscimento per il tuo valore, ti concedo un pezzo di terra che tanto desideri, ma solo quello che riuscirai ad occupare con la pelle di un bue, non di più!”

Il soldato si scusò per le sue imbarazzanti ed apparentemente superbi parole che aveva poco prima pronunciate e poi disse: “Grazie, rispetterò l’accordo!” poi, tra sé, in silenzio continuò: ”Ed esaudirò il mio sogno!”
Sebbene il comandante considerasse il soldato un valido guerriero ma uno sciocco credulone, attese con trepidazione la conclusione dell’impresa.

Il soldato era davvero al settimo cielo, perché aveva avuto una brillante idea per sfruttare l’opportunità ricevuta, reperì una pelle di bue, la tagliò in sottili striscioline che unì l’una accanto all’altra, realizzando, quindi, un lungo cordone con il quale delimitò un gran pezzo di terra. Riuscì a incorniciare, così, uno spazio abbastanza ampio da poter contenere una bella casa con giardino ed orto.

Aveva ottenuto un premio ben più prezioso di quello che il comandante aveva previsto; infatti, costui, che aveva lanciato la folle sfida, rimase senza parole e fu costretto a riconoscere la tenacia e l’astuzia del soldato che poté iniziare, così, a trascorrere la sua vita felice e contenta sul cucuzzolo di Buggiano.
Da quell’episodio, il bue è diventato il simbolo del nostro paese, ma anche il portafortuna perché, nei secoli successivi, è sempre stato legato alla prosperità dei suoi abitanti.

(testo tratto dal libro “Incontri Magici” di Irene Giacomelli)

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