Nel 1500, le piante di gelso bianco iniziarono ad essere disposte lungo le prode, cioè i contorni, dei campi toscani, degli orti e delle aie delle case. Ma qui al Borgo abbiamo il primato toscano nella coltivazione dei gelsi; pensate che nel 1441, il governo fiorentino ordinava che in ogni podere fosse piantati almeno cinque gelsi bianchi. Si tratta di piante di cui, tutt’ora, è ghiotto il bombice del gelso, una specie di falena che, cibandosi esclusivamente di foglie di gelso, produce un sottilissimo e delicatissimo filo di seta impiegato per tessere tessuti pregiati.

La prozia della nonna della cugina della suocera della moglie della vicina della mia bisnonna raccontava sempre quanto volentieri si appollaiassero sui rami dei gelsi, inebriate dal loro squisito profumo. Ci ha sempre assicurato che mai e poi mai hanno mangiato i bombici, perché ne riconoscevano e ne rispettavano l’immensa preziosità. Forse, qualche volta, ha cinguettato che beccavano qualche frutto: sembra, che, in caso di mal di pancia, fosse un’ottima cura.

Oltre a ciò, pare che i miei antenati passassero di notte attorno ai gelsi e ai graticci su cui venivano disposte le foglie per i bombici, perché c’era gente losca che li andava a rubare per rivenderli al mercato nero. Che furfanti! Le rondini volan veloci e sono scaltre, così aiutavano i fattori dei vari poderi a tenere il conto delle piante ma anche a far la guardia.

Lo tempo, al Borgo c’era un bel giro attorno all’attività dei bachi da seta, pensate che c’erano ben otto caldaie in paese, tutte gestite da donne. Mi ricordo tutti i nomi: Lorenza, Lucrezia, Jacopa, Francesca, Domenica ed Angelica; loro erano le maestre caldaiole, cioè quelle che si occupavano di scaldare il bozzolo che avvolgeva i bombici per far uscire il preziosissimo filo utilizzando l’acqua calda, oltre a tanta pazienza e grande esperienza.

Proprio il 28 aprile 1753, un editto del Granduca nominò cinque piazze in tutta la Toscana in cui si dovesse svolgere il mercato dei bachi da seta. E pensate un po’? Uno di questi era proprio il Borgo, dove si svolgeva per ben tre giorni alla settimana.

Non ci crederete, ma, il Borgo vanta anche una medaglia all’esposizione Universale di Parigi del 1855, grazie ad Ersilia Parlanti, come premio per due ricami su un tessuto di seta delicatissimo, grazie ai bozzoli prodotti in paese.
In Via XXIV Maggio, (tra l’incrocio e il numero civico 28), esisteva lo Stabilimento Bacologico Tori, dove venivano allevate uova di farfalle in apposite incubatrici così da fornire tutti i coltivatori di bachi da seta della Toscana.

(testo di Irene Giacomelli)

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