Coluccio Salutati di Stignano

Vi dice nulla il cognome Salutati? O che non lo sapete chi è stato? O dov’è nato? E che ha fatto?
Allora ve lo cinguetto io.

Il Salutati è conosciuto da tutti col nome di Coluccio, ma sua mamma Puccina ebbe a tribolare parecchio per far contenti i parenti: infatti, lei voleva che si chiamasse Lino, come suo padre, cioè il nonno materno, ma la suocera, cioè la nonna paterna, voleva che si chiamasse Coluccio, come tanti antenati della famiglia. E ve lo immaginate che bisticcio: No Lino, no Coluccio, nooo si chiamerà Lino, non ci credete nemmeno, avrà nome Coluccio…
Alla fine, come andò? Che fu battezzato Lino Coluccio, così furon contente entrambe, anche se, da grande, si firmava “Coluccio di Piero”, cioè figlio di Piero.

Insomma, nacque a Stignano il 16 febbraio 1331, nel periodo di guerra più violenta tra Guelfi e Ghibellini. Rimase a Stignano solo due mesi, perché poi con sua madre dovette raggiungere il padre Piero che era a Bologna in esilio perché aveva militato tra i Guelfi quando qui in Valdinievole comandavano i Ghibellini: insomma era dell’altra squadra.

Lino Coluccio aveva una grande intelligenza, era pacato, curioso e socievole, diventò un maestro di grammatica e poi anche un notaio, per far piacere al padre, e condusse tutta la sua vita a studiare e a comporre: ci ha lasciato le più dolci poesie. Ha conosciuto Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca ai quali scriveva e coi quali si confidava.
Ha sposato una ragazza di Stignano, Caterina, figlia di Tomeo Balducci, uomo famoso in Valdinievole per le ricchezze; tra i racconti delle mie più chic antenate, si cinguetta che, nel giorno delle nozze, i due sposi avessero donato arance a tutti gli invitati; per diversi anni, ha vissuto qui facendo il notaio a Stignano, Vellano e Montecatini, e prendendo parte alla politica del Comune di Buggiano.

La peste gli portò via l’adorata moglie Caterina, ma, si risposò con Piera, una donna di Pescia, da cui ebbe nove figli. Uno di questi, Arrigo, diventò nel 1412 podestà di Buggiano e collocò lo stemma della famiglia sulla facciata di Palazzo Pretorio ed una pietra su quella della Chiesa di S. Pietro Apostolo al Borgo.

Il Salutati ebbe una brillante carriera, e nel 1375 diventò segretario della Repubblica fiorentina, trasferendosi a Firenze; ma, non si è mai dimenticato di Stignano e della Valdinievole; tutti sanno che fu tanto capace e di cuore che riuscì, anche, a risolvere una delicata questione tra i comuni della zona e la Repubblica di Firenze. Vi cinguetto come andò la faccenda: tutti i castelli della Valdinievole avevano delle guardia ma il loro mantenimento costava sempre di più; così, la Signoria di Firenze aveva imposto ai comuni di pagare delle tasse; all’inizio, era poca cosa, ma poi la cifra aumentò e gli abitanti della zona non ce la facevano più. Chiesero così aiuto al Salutati, che era da qualche anno diventato segretario; a Coluccio stava particolarmente a cuore il benessere della sua terra e riuscì, parlando con tanta sincerità ed entusiasmo, a calmare gli animi degli abitanti, convincendoli che era necessario il pagamento, per avere dei soldati di guardia davanti alle mura; in cambio, il Salutati concesse, nel 1386, la nascita del mercato settimanale, al Borgo, che portò molta gente a transitare e ad arricchire il paese, e diventò, un secolo più tardi, uno dei principali di tutta la Toscana.

Si ricorda questo illustre personaggio come uomo politico capace, colto ed intelligente che fu segretario della Repubblica fiorentina per trent’anni. Mi è stato cinguettato che il duca di Milano, scontratosi con i Fiorentini avesse detto: “Temo più la penna di Coluccio che un esercito di ventimila combattenti.” Infatti, Lino Coluccio Salutati è stato anche appassionati di letteratura classica: i suoi autori preferiti erano Ovidio e Cicerone.

Morì improvvisamente il 4 maggio 1406, lasciando tristi e sgomenti tutti; a Firenze, fu celebrato un sontuoso funerale, a cui parteciparono migliaia di persone e fu incoronato poeta. Riposa in pace, nel Duomo, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze.

(testo di Irene Giacomelli)

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