Hanno fatto a Monsummano
un elettrico tranvai
che va sempre piano piano
e non giunge in tempo mai.

Da rondinini, ci insegnavano a cinguettare questi versi del poeta monsummanese Giuseppe Giusti, per divertimento e per ricordare la tranvia elettrica (e tutti gli imprevisti nei quali era coinvolta). Nel 1907, anno dell’inaugurazione del tram, c’erano già l’odierna stazione ferroviaria da cui transitavano i treni, e l’Omnibus, cioè un carrozzone trainato da cavalli viaggiante su rotaie che correvano lungo la Strada Francesca, per tutto il paese, lungo il lato della Chiesa. I tram a cavallo, però, non facevano il rumore infernale di quelli elettrici.

Precisamente il 20 luglio 1907, con trepidazione di tutti i borghigiani, che avevano imbandierato tutti gli edifici, ci furono i festeggiamenti per quel “diavolo” di tram, come lo chiamava la cugina del mio trisnonno, perché i suoni del tram, tra scricchiolii, scampanellii, cigolii improvvisi, la terrorizzavano.

Il treno inaugurale passò dal Borgo tra le quattro e le sei del pomeriggio di quel giorno di mezza estate. Ad accoglierlo, oltre alla banda ed ai membri della Giunta comunale, c’era anche nonno Franchino Franchini, tutto d’un pezzo, presso la fermata davanti a Villa Amalia, perché tanto disse e tanto fece che ottenne che il tram facesse sosta di fronte a casa sua.

Il tram congiungeva Lucca a Monsummano donando comodità e ricchezza a tutti gli abitanti.

(testo tratto dal libro “Incontri Magici” di Irene Giacomelli)

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