Il passaggio degli sposi

Le chicche di Bice

La zia di mia nonna, per farmi smettere di vestirmi trasandata, mi ha sempre cinguettato: “Ah se tu l’avessi vista la Granduchessa!” Questa frase la conoscevano anche le tegole. Infatti, nell’estate del 1834 il granduca di Toscana Leopoldo II e la giovane moglie Maria Antonietta delle due Sicilie vennero al Borgo durante il loro lungo viaggio di nozze. Il granduca Leopoldo II aveva 37 anni e sua moglie soltanto 20 i due però erano molto innamorati e rimasero uniti per molti anni. Leopoldo II era un uomo amato da tutti perché giusto e leale; era soprannominato, in modo affettuoso, Canapone, per il colore chiaro dei suoi capelli, simili alla canapa, una fibra che gli elfi di Babbo Natale hanno poi usato per fabbricare i sacchi per i doni da caricare sulla slitta. Maria Antonietta era una ragazza solare e sincera, molto appassionata d’arte e religiosa. La giovane nobildonna Maria Antonietta era assai curiosa, amava leggere, scrivere lettere e si divertiva tantissimo a partecipare a feste, a cene, a giochi e passeggiate: era un figurino e tutti gli abiti che indossava le stavano a pennello.

Leopoldo e Maria Antonietta giunsero al Borgo, a bordo della loro carrozza, attraversando la porta di ingresso dell’antico paese che adesso non c’è più; passarono per tutto il corso fino alla chiesa e lì davanti si fermarono di fronte ad una folla esultante che, in loro onore, aveva improvvisato una festa bellissima.

Ogni borghigiano aveva lasciato la propria attività per non perdersi l’arrivo del Granduca e della Granduchessa di Toscana: i fabbri si pulivano le mani lasciando i cavalli con un solo zoccolo ferrato, i fornai, ancora un po’ bianchi i farina, si affrettavano a darsi una ripulita, i contadini scuotevano il cappello e i laceri pantaloni, abbandonando vanghe e zappe tra i solchi e le sementa, le imbottigliatrici fermarono i travasi, slacciando i grembiuli chiazzati di vino, le massaie calavano giù dalle finestre tappeti variopinti, mentre si rassettavano i capelli e si davano un filo di cipria sulle morbide guance; il paese, in men che non si dica, si abbellì di colori e si illuminò di luci; intorno alla carrozza dei due sposi si avvicinarono cento giovani con delle piccole torce accese mentre otto giovani e leggiadre ragazze vestite di bianco portavano dei cesti pieni di fiori profumati per Maria Antonietta; in questo tripudio generale, c’era anche la banda musicale vestita con le uniformi da celebrazioni importanti e suonava delle meravigliose canzoni.

Per l’occasione, erano accorsi tutti i Borghigiani, sia uomini sia donne sia anziani sia bambini sia ricchi sia poveri, tutti si erano radunati per questo lieto e straordinario evento se avessero avuto la macchina fotografica ognuno di loro si sarebbe fatto un selfie ma questa giornata rimase impressa, come un post fissato in alto, nella mente di ogni borghigiano che lo avrebbe raccontato a figli e nipoti.
Leopoldo e Maria Antonietta erano euforici, entusiasti, felici, contenti, grati ed onorati per questa accoglienza così gentile e, dalla loro carrozza, ringraziarono con dei delicati inchini del capo, con dei larghi ed educati sorrisi e con dei sobri gesti di saluto; poi, prima di lasciare il Borgo, Leopoldo consegnò una grossa somma di denaro ai più poveri per ringraziare della meravigliosa accoglienza che riservò loro un paese così generoso.

(testo di Irene Giacomelli)

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