Fra martino campanaro
Dormi tu, dormi tu
Suonan le campane
Suonan le campane
Din don dan, din don dan!

Così dice una vecchia canzone dello Zecchino d’oro che mia mamma mi cinguettava sempre per farmi addormentare, ma il mio bisnonno bofonchiava sempre perché le campane non le sopportava. Lui era del Colle ed il suo nido era proprio sotto l’antico e nobile campanile; più volte ha implorato i suoi genitori di traslocare, ma tutti i suoi sforzi sono stati vani, gli rispondevano sempre: “Vedrai, che ci fai l’abitudine”.

Sì certo, quando fosse diventato sordo. Esiste anche il proverbio essere sordo come una campana e il mio bisnonno lo sapeva bene. Quando si sposò e si trasferì alla Porta Minore, durante i suoi voli, riuscì ad apprezzare la bellezza del campanile e ad imparare anche qualcosa di più su di esso. Si tratta di un campanile in stile romanico, di circa mille anni fa, con piccole aperture a coppia o singole, chiamate bifore e monofore.

Si cinguetta che forse, prima di diventare campanile, fosse una torre d’avvistamento per segnalare il pericolo che giungesse dalla piana. Una campana, chiamata “la Smarrita”, segnava le ore di notte per richiamare chi si fosse perso o disorientato. Quando andavo a scuola, i miei amici colligiani mi mettevano in guardia dal campanile, perché erano certi della presenza di un fantasma: Romitolo.

Le sere d’estate, quando si svolazzava a giocare a nascondino, chi, senza pensare, si ritrovava nei pressi della porta della torre campanaria, udiva dei rumori sinistri e dei mugolii e scappava ad ali spiegate, facendosi sorprendere, subendo la conta al turno suggestivo. Ma Romitolo c’era, ne eravamo sicuri.

(testo di Irene Giacomelli)

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