Storie dal Monastero di Santa Scolastica

LE CHICCHE DI BICE

Si festeggia il suo compleanno ogni 17 gennaio ed ha una venerandissima età, se si pensa che è nato nel 1517. Una parte delle mura del Monastero coincideva con quanto restava dell’antico castello dei Conti Da Buggiano. Ci sono voluti molti anni ma ad inizio 1600 era in piena attività.

Rimane una data scolpita su una chiave di un arco in pietra: 1666. Ospitava le monache che, oltre a dedicarsi alla preghiera e ad attività di manifattura, avevano allestito uno splendido orto botanico: l’Hortus Simplicium, un giardino con preziosissime e potentissime erbe medicinali che curavano o lenivano il dolore di molti mali.

Una rondine di Buggiano, un giorno ha cinguettato una storia per cui l’aiuto delle monache, ed in particolare, di una, di nome Flora, è stato fondamentale per dare sollievo ad una brutta ustione.

Si racconta che Flora, essendo amante della natura e della medicina, amasse trascorrere le ore nel suo orto a curare le piante e nel suo laboratorio, una piccola stanza dove erbe e piante di ogni genere venivano trattate, essiccate, bollite, lavorate e conservate per preparare medicine e lì, da sola, durante i suoi intervalli, da devota fedele, pregava; per tenersi compagnia e per passare in rassegna piante e ricette, assaporava il profumo inebriante e, di ogni pianta, pronunciava spesso il loro nome e le loro proprietà, anche se a volte si distraeva e citava qualche ricetta di cucina:

Biancospino per curare la febbre, Bergamotto per far digerire meglio e per non far cadere i capelli, rosmarino per insaporire l’arrosto, salvia per sfiammare, maggiorana, menta, il basilico profuma i pomodori, il prezzemolo sta bene dappertutto… che fame, fammi andare a tavola, le consorelle mi avranno già chiamata dieci volte”.

La vita delle monache si svolgeva serena e piacevole nelle mura del monastero tanto che una lapide, sull’angolo sud-ovest dell’edificio, imponeva di evitare di giocare a palla o a pallottole entro cinquanta braccia dal convento, pena il carcere o, per i più prepotenti, la morte. Abitato fino a mezzo secolo fa, oggi sta vivendo un percorso di rinascita e ritorno allo splendore originario.

(testo di Irene Giacomelli)

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